Illustrazione di copertina per In principio era Biancaneve realizzata dal maestro Ezio de Grandi. Il libro sarà edito da Alberti & C. Editori, prefazione a cura di Alessia Biasiolo.
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Dalla narrativa alla saggistica![]() Illustrazione di copertina per In principio era Biancaneve realizzata dal maestro Ezio de Grandi. Il libro sarà edito da Alberti & C. Editori, prefazione a cura di Alessia Biasiolo. In principio era BiancaneveCom'è cambiato il concetto di disegno animato per la Walt Disney dal primo lungometraggio ai giorni nostri Sono cresciuto tra chilometri di pellicola e di nastri di videocassette canticchiando i coloriti brani dei classici Disney. Sono cresciuto vedendo e rivedendo quei personaggi inventati, ma nella mia fantasia più vivi e reali di molte altre cose quotidianamente presenti attorno a me. E ho continuato a essere tra i primi, all'uscita di un nuovo film, a correre in platea per gustare quello spettacolo che è il disegno animato. Sono trascorsi più di sessant'anni dall'uscita di Biancaneve e i sette nani, primo classimo della major americana. Non esistono (quasi) più i filmini in formato Super 8 e anche le videocassette sono già state rimpiazzate dalla perfezione dell'immagine digitale del DVD. E il DVD da quella del BLURAY. Durante le mie faticose ricerche di rarità mi è capitato di sentire che per la prima edizione di Lilli e il Vagabondo, uscita per il mercato home video (divenuto poi home entertainment) italiano nell'ottobre del 1990, c'è chi chiede oltre 500 euro! Ma è solo nastro magnetico (accidenti, se nella mia collezione mancasse lo comprerei comunque, a quest'assurda cifra). Il tempo passa. E passa anche per i film Disney. Ho sempre considerato questo prodotto come qualcosa di confezionato per bambini che sono accompagnati al cinema privi di quel bagaglio di concetti e nozioni che chiamiamo comunemente cultura e che rende noi adulti (veramente io non so se lo sono diventato o se lo diventerò mai) diversi da loro. Eppure mi è capitato di notare parole, frasi, sequenze che neppure il bambino del dopo-2000 potrebbe decodificare, capire: concetti, situazioni che mi hanno fatto pensare che l'idea di disegno animato con cui la Disney aveva esordito molti anni fa si è lasciata travolgere dall'evoluzione dei tempi. Non è certo mia intenzione gettare discredito su questa forma di intrattenimento alla quale sono legato e dalla quale non riuscirei a staccarmi per nessuna ragione. Il mio lavoro parte solo dal pretesto di vedere come il classico Disney sia mutato, magari individuando alcune situazioni ambigue che mi è accidentalmente capitato di notare durante la visione. Spesso ho confrontato le mie idee con quelle delle mia amate nipotine, le quali mi affiancavano nella visione dei lungometraggi. Mi sono effettivamente reso conto che la Disney, come ha ripetutamente ammesso in tempi recenti, confeziona i suoi nuovi prodotti non necessariamente per un pubblico di soli bambini. ![]() L'ispirazione- Perché un saggio dopo la realizzazione di due opere di narrativa? E perché proprio sul cinema di Walt Disney, su cui si è già scritto molto? - Premetto che seguo ed amo il cinema di Disney fin da quando ero un infante. E che questa passione è cresciuta con me nel corso degli anni. Ho dedicato a questo genere di film anche la mia dissertazione di laurea, molto tempo fa. So bene che esistono già molti lavori sul genio dell'animazione per antonomasia, sulla sua vita, sulle sue opere. Alcuni li ho consultati in fase di stesura del mio libro. L'unica risposta certa che trovo per queste domande si riassume in una parola: ammirazione. Ho sempre sognato di scrivere un saggio per esprimere 'il mio punto di vista' sui classici Disney che da sempre accompagnano la mia esistenza. Una forma di tributo, insomma. Inoltre sono un collezionista cronico (doveroso è un saluto ad amici quali Agostino Chiossone, Nunziante Valoroso, Guido Melis, Marco Ottaviani: condividono con me la stessa passione per il Super 8, in particolare per i titoli di questo grande pioniere dell'animazione). Come pure cronica è la mia sindrome di Peter Pan (non in senso patologico, ovviamente!); non ho ancora voglia di crescere. E i film di Walt Disney che ho analizzato nel mio lavoro ne sono in un certo senso il virus. Dopotutto in Italia non ci aveva pensato ancora nessuno. |
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